Norberto Ferretti
Donatella Zucca - photo by: Corinto Marianelli
Presidente e fondatore di Ferretti Group, un regno valutato 1,7 mld di e che riunisce i marchi più prestigiosi della nautica da diporto. Siamo andati a trovarlo a Cortina sulle piste e nella sua casa: ci aspettavamo un protagonista, abbiamo conosciuto un uomo.

Intervista a Norberto Ferretti
Norberto fondò l’azienda nel 1968 quando era poco più che ventenne; con l’ingresso del fondo Permira, avvenuto nel ‘98, iniziò una serie di acquisizioni che andarono ad affiancarsi a Ferretti Yachts, cantiere storico del Gruppo. Prima la statunitense Bertram e Pershing, nel 1999 Crn, nel 2000 Riva, nel 2001 Apreamare e Mochi Craft, nel 2004 Itama, tutti grandi brands che al suo interno sono cresciuti in valore e qualità. Oggi Ferretti Group è leader mondiale nella produzione di yachts sportivi di lusso e, secondo Business Week, la prima azienda italiana in termini di crescita, con gli ultimi tre bilanci che registrano un incremento medio dei fatturati del 23% annuo. Sin dagli inizi il percorso di Norberto è in salita, una strada che il presidente ha tracciato e condiviso, prima con il fratello mancato prematuramente, poi con un grande compagno di viaggio, l’ing. Paolo Colonna, partner di Permira, che ha seguito il collocamento del Gruppo in Borsa nel 2000 e ne ha gestito il delisting durante la crisi dell’11 settembre. A fine 2006, Ferretti avrebbe fatto il bis a Piazza Affari, se il fondo inglese di private equity Candover 2005 non avesse avanzato un’offerta irresistibile valutando il Gruppo 1,7 mld di euro e, poi, investendo per poco più del 50%. “Il nostro è stato un connubio eccezionale, non tanto per Permira quanto per l’uomo Colonna, una persona di grande spessore”. Ci ha detto Norberto a Cortina, dove è di casa, come in mare sulla propria barca, a Bologna e a Cattolica. In paese lo conoscono per la sua prorompente personalità, le doti di sportivo, sciatore e buona forchetta. “Vengo qui dal 1956, l’anno delle Olimpiadi”, ci ha detto presentandoci il team del ristorante ‘El Caminetto’, ai piedi della Tofana, la sua pista favorita. “D’estate torno solo per la Coppa delle Dolomiti. Ogni cosa ha una stagione, la montagna l’inverno, il mare l’estate. Un anno ho portato la barca ai saloni nautici di Fort Lauderdale e Miami, poi l’ho trasferita ai Caraibi, ma fare la spola dall’Italia è stressante: mi sono mancati la montagna e gli amici, ho sciupato il piacere di godermi i primi tepori sul mare”.

Da novembre Norberto scia e in estate sta più di due mesi in barca: ora può permetterselo, o forse è proprio vero che la qualità del tempo dedicato al lavoro ripaga.
“La tecnologia aiuta molto”, ci spiega, nella sala inondata di sole del suo accogliente appartamento. “Quindici anni fa non sarei riuscito a gestire l’azienda come faccio oggi; vado a sciare con il blackberry e anche mentre salgo in seggiovia lo controllo, posso vedere i disegni, le foto delle barche e mandare le correzioni. L’altro giorno ho dato disposizioni perché cambiassero il posizionamento del divano e della timoneria di un flying bridge; vent’anni fa sarei dovuto andare a Cattolica. Nei primi anni ‘70, i disegni arrivavano per ‘telecopier’ su carta chimica e svanivano in pochi giorni; in auto tenevo sacchetti pieni di gettoni telefonici e per restare in contatto con l’ufficio avevo il VHF”.

Con l’ingresso di Candover avrà più tempo oppure, come con Permira, ci sarà più lavoro di prima?
“Da lavorare c’è stato e ci sarà sempre. Con Permira abbiamo concluso acquisizioni importanti. Paolo le faceva, poi metteva tutto sulla scrivania e mi consegnava il giocattolo dicendo: ‘Ora gioca’. Quando cominciò Permira fu semplice, gli eredi di mio fratello e mia sorella cedettero le loro quote, e così cambiai due soci familiari con un fondo. L’operazione con Candover è stata più difficile; questa opportunità s’è presentata in autunno mentre ci stavamo preparando alla quotazione, in un’azienda in crescita, impegnata a guardare al mercato, alle fiere e ai prodotti. La mia idea di coinvolgere maggiormente i managers ha reso la cosa più complessa: inizialmente Candover voleva subentrare al 60%, non al 51%”.
E la quotazione?
È solo ritardata.
Di chi è il merito della vostra crescita, dei manager, delle scelte, di un insieme di elementi positivi o di Norberto Ferretti?
Del team, a partire da chi realizza le barche. Ferretti Group senza di me non avrebbe problemi, altre aziende, senza i loro titolari, li avrebbero. Una delle grandi problematiche dell’industria italiana deriva dall’incapacità a delegare dei fondatori delle aziende. Probabilmente io faccio un po’ più vacanza degli altri, ma anche essendo degli stakanovisti, non si può gestire e controllare tutto”.
I modelli frutto della sua creatività non si contano, Custom Line e Mochi Craft nascono da sue intuizioni, eppure ci si ostina a vedere in lui un uomo di business. Nel 2001 Ernst & Young lo ha premiato imprenditore dell’anno. In realtà nel suo DNA c’è il prodotto, il suo parere è sempre atteso e spesso determinante per il comfort, l’affidabilità e le ben note performances nautiche delle imbarcazioni del Gruppo.
Sarà perché la concessionaria del padre vendeva auto sportive e già a 19 anni divideva una Ferrari con il fratello, ma la velocità sembra la cartina di tornasole con cui misura se stesso e gli altri. Lo dimostra e lo ha confermato nel lavoro, sulle piste da sci, in mare con le gare di offshore, di cui è stato campione del mondo. “Lo stimolo della vittoria deve esserci, mi spiace per De Coubertin, ma l’importante non è solo partecipare. Certo, non penserò mai di vincere una Mille Miglia, amo farla per la sua incomparabile atmosfera umana. Nelle gare di auto d’epoca, il cronometro potrei buttarlo via: ho partecipato alla Winter Marathon con un’auto cabrio, viaggiando di notte e con un freddo polare, vedendo cose, posti, persone che altrimenti non avrei mai visto”.
Recentemente ha detto che le piacerebbe conquistare la Blue Ribbon con un “bolide” d’alluminio di 35 mt, quale?
Premetto che si farebbe solo se potessi stare a bordo, sarebbe un ‘figlio’ Crn e forse si chiamerebbe Ferretti Group. Ci saremmo sicuramente avventurati in questa sfida, se la Coppa America non fosse arrivata nel Mediterraneo, assorbendo ogni possibile sponsorizzazione”.
Le auto d’epoca sono una sua passione. A Cattolica ne ha 35, una collezione nata quando casualmente ritrovò la Ferrari 275 del fratello, quella che gli aveva prestato per andare a Firenze con la ragazza a festeggiare il diciannovesimo compleanno. Nella alte sfere del Gruppo Ferretti non ci sono donne, nella sua vita sì: due mogli, due compagne e due figlie. Nonostante la sua pragmaticità, Norberto coltiva sentimenti, custodisce cose e ricordi, la sua barca non è un bolide ma una navetta che porta i tratti della sua personalità, come questo appartamento di montagna. “In fondo il nostro prodotto è un po’ così”, ci spiega. “Noi lavoriamo sull’innovazione in termini d’affidabilità, performances e comfort, non ci piacciono le esasperazioni tecnologiche ed estetiche. Il nostro motto è: ‘Ci sono due modi di fare le barche, to use e to show’. Noi le facciamo perché siano usate. Senza la qualità non si va da nessuna parte, non basta trincerarsi dietro l’Italian Style”.
Il Gruppo è presente in gran parte del mondo, ma è in Europa che Norberto sembra più a suo agio. “In America vivo bene”, afferma. “Sotto il profilo del lavoro però è un’altra cosa, il dipendente non si lega all’azienda, il venerdì sera alle 5 stacca, mette poco di suo e difficilmente s’avventura in qualcosa di diverso. Questo succede in Bertram, con Viking e Hatteras, uno dei più grandi marchi del fisherman americano; nonostante tutto, gli italiani che ci lavorano sono trainanti: siamo persino riusciti a farli esportare nuovamente”. Sui mercati emergenti non ha dubbi: in un segmento impegnativo come la nautica non possono essere competitivi o giocare la carta della manodopera a basso costo. Inoltre, “il made in Cina come simbolo del gusto e del lusso non è il massimo”. Sul tema aggiunge che il vero lusso è poter disporre del tempo, come spesso può fare, ma che la sua maggior fortuna consiste nel non desiderare mai l’impossibile o ciò che non è alla sua portata. “Certo, ho un elicottero, una bella barca e un appartamento a Cortina, ma come vede, non una villa. A volte mi chiedono quando cambio l’aereo aziendale; io rispondo che per andare in America un volo in business class va più che bene”.
Tornando al lavoro, quale acquisizione l’ha coinvolta di più?
Non saprei, sono state tutte molto diverse. Pershing era stata fondata da Tilli Antonelli, il prodiere di Raul Gardini, uno socio falegname e un verniciatore, tre ragazzi che avevano creato qualcosa dal nulla. Acquisire lasciando in azienda dei fondatori capaci ed esperti, non è facile, ma è giusto, e noi lo sappiamo fare molto bene. In Bertram e Riva invece abbiamo dovuto creare tutto dal nulla: Riva non aveva più nemmeno il prodotto, oggi c’è ed è al livello del suo mito.
Henry Ford disse che ‘un business che fa solo soldi è un business povero’ e in Ferretti “coinvolge e diverte”: a Pitti uomo Norberto ha presentato in prima persona la collezione d’abbigliamento Riva. Il suo lungo iter lavorativo è coronato, nel 2000, con il Cavalierato e, nonostante l’allergia giovanile allo studio, con la Laurea Honoris Causa in Ingegneria Navale, conferitagli dall’Università di Genova nel 2004. Per lui però il momento più emozionante resta la vittoria del Campionato del Mondo di offshore: “Perché lì parte l’inno di Mameli e si piange. La premiazione avviene di sera e, smaltita l’adrenalina della competizione, resistere a quelle note è impossibile”.
Con Mochi Craft e Custom Line, ora Ferretti Yachts è una sorta di gruppo nel gruppo. Ci vuol spiegare?
Custom Line faceva parte di Crn, poi la produzione in metallo da 60 a 70 mt è cresciuta talmente da rendere più logico inserirla in Ferretti Yachts. Mochi Craft invece è nata dal nulla. Fu Luciano Mochi, dopo Carlo Riva il mio secondo idolo, che mi spinse a passare dalla vela al motore. Era alto e con una camminata che faceva paura;. Avevo 23 anni, quando al Salone di Genova disse: ‘Complimenti, fate delle belle cose, ma avete il vantaggio che nella vela è più facile’. Per noi fu una sfida, ci mettemmo a costruire yachts a motore. Poi, per una serie di ragioni, Mochi iniziò ad avere problemi è fallì. Qualche anno fa ho comprato il marchio, perché ci servivano gli stabilimenti e venduto gli stampi delle barche a degli americani, tanto le avevamo surclassate. Un giorno aprii un libro in una pagina dominata dalla foto di una poppa bellissima, era un lobster: decisi che con Mochi avrei fatto quel tipo di barca e guardi che successo stanno avendo.
C’è un grande imprenditore cui vorrebbe essere paragonato?
No, sono troppo piccolo.
Certamente però sarà ricordato: l’ingresso di Permira, la costituzione del Gruppo e la sua entrata in Borsa hanno sconvolto la nautica italiana dando una nuova immagine alla sua imprenditoria. “Ricordo l’applauso con cui mi accolsero nella sala del Consiglio di Ucina e le parole del presidente Paolo Vitelli: ‘Ringraziamo Norberto che ha dato un valore alle nostre aziende’. A parte questo, sono un creativo, amo la vita e far star bene chi è con me. Per Natale i managers mi hanno regalato una Daimler del ‘62, e ne sono contentissimo, vuol dire che qualcosa di buono devo averlo fatto. Qualcuno è stato premiato pioniere della nautica, a me basta essere Norberto Ferretti”.
Lei ha un 26 mt: come si vive il mare a bordo di barche così importanti?
Io lo vivo molto, con gli amici e stando poco nei porti. Insieme alla mia compagna, l’anno scorso alle Baleari ho fatto il giro di Formentera, Minorca e Ibiza col canotto. Uscivamo la mattina, all’una la barca ci raggiungeva in zona, mangiavamo, poi giù di nuovo nel canotto per scoprire ogni baia e anfratto, bellezze che solo così vedi. In Crn sto facendo costruire un 56 mt, che sarà la barca della mia vita: l’ho preferita a una bella casa da qualche parte. Il concetto di mare sarà fortissimo, c’è una grande piattaforma con il salotto a livello dell’acqua. Più si sale con i ponti meno si sente il mare: a me piace viverlo, nessun costruttore nautico sta in barca quanto me. In futuro, cercherò di passare da 80 a 100 giorni in mare.
In attesa della villa galleggiante
Attualmente, Norberto Ferretti ha in cantiere, per sé, la Navetta 26, della linea semidislocante di Custom Line. Un maxi yacht in composito di 26 mt di cui ha seguito il progetto, opera della Divisione Engineering e dello studio Zuccon International. Un concept adatto alla sua personalità, con spazi comuni studiati per permettere una fruizione simpatica e senza barriere della barca. Nel salone e nel pozzetto due grandi tavoli da pranzo, in cucina una dinette da quattro e l’accesso a un’area equipaggio ampia e confortevole. La cabina armatoriale è un mondo a parte, sottocoperta, disimpegni, armadi supplementari e la possibilità di 2 layout per le cabine; uno con due Vip matrimoniali e una cabina a letti gemelli, l’altro con 2 Vip e due doppie. Sui ponti esterni, l’immancabile B&B, numerose aree prendisole e relax. Nella strumentazione, il nuovo sistema controllo Gi8 che permette il monitoraggio e la gestione dell’imbarcazione tramite touch screen. Gli stabilizzatori Mitsubishi Arg, istallati in esclusiva anche in altre imbarcazioni del Gruppo e qui in dotazione standard, riducono il rollio di oltre il 50%. Due motori Man V8-900 permettono una velocità massima di 16 nodi e una di crociera di 12, con il modello Man V10-1100 si può arrivare a 17,5 nodi e a 14 di crociera.



