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Matteo Marzotto
Fabrizio Rinversi

Matteo Marzotto

Nato a Roma nel 1966, dopo il liceo, Matteo Marzotto ha scelto subito di lavorare ed i suoi più grandi maestri sono stati il padre e lo zio Pietro, ai tempi dei suoi inizi, Presidente del Gruppo Marzotto.

La straordinaria e stimolante esperienza svolta nell’azienda di famiglia, fondata nel lontano 1836, a partire dal 1992 si è rivelata fondamentale quando, nel 2002, il Gruppo Marzotto ha acquisito il brand Valentino.
L’altissimo prestigio internazionale di questa icona dello stile italiano, in una fase non propriamente positiva, è stato subito interpretato come una sfida dal management del Gruppo Marzotto, e Matteo, da subito è stato in prima linea. Dopo aver ricoperto il ruolo di Direttore Generale, Matteo Marzotto, nel settembre del 2006 è stato nominato Presidente. Scopriamo, dunque, il lato professionale e umano di questo giovane manager, già al top ma con l’immutata ambizione di costruire ancora molto nel futuro.

La Sua scuola professionale è stato il lavoro, subito intrapreso al termine del liceo. Rimpiange il fatto di non aver seguito un percorso ed un approfondimento universitario?
Senz’altro sì, ripensandoci venti anni dopo. Allora, mi sembrava invece che i tre anni di università che avevo svolto dopo il liceo fossero sufficienti, anche perché la vita è fatta di opportunità da cogliere e ritenevo fosse giunto il tempo di muoversi, di entrare in azienda. In realtà però, prima di farlo, ho vissuto un’esperienza professionale completamente autonoma, e che pochi conoscono, che ha rappresentato per me una grande scuola di vita e di preparazione al lavoro. Oggi a un figlio o a un nipote suggerirei un percorso istituzionale, se posso usare questo termine, più completo. Credo che oggi l’istruzione e la formazione abbiano maggiore valore.

Le è stato attribuito quest’anno il Premio Leonardo Qualità Italia. Un riconoscimento prestigioso: lo ritiene un punto d’arrivo o uno starting point della sua evoluzione professionale?
Sono molto onorato di aver ricevuto un premio così prestigioso e lo considero, come sempre, un punto di partenza.
Riconoscimenti di questo tipo obbligano a un rigore ancora maggiore, caricano di energia positiva e stimolano, in chi li riceve, la responsabilità per poterli continuare a meritare.

Matteo Marzotto

Alla Sua giovane età è già alla Presidenza di una società dall’immagine straordinaria e consolidata nell’universo del lusso. Quali sono le maggiori difficoltà che ha affrontato e sta affrontando e quali i principali stimoli?
L’acquisizione della Valentino nel 2002 ha confermato un forte impulso imprenditoriale del Gruppo che allora perfezionò l’operazione e dei suoi azionisti.
Lavorando già in questo settore, io sono stato fin dall’inizio uno sponsor entusiasta dell’operazione, nel senso che l’ho caldeggiata con forza. Ci siamo resi conto, fin da subito, che non sarebbe stata una passeggiata. Il 2003 e il 2004 sono stati, infatti, anni particolarmente duri perché la società era veramente da rifondare. L’insegnamento che mi è rimasto di quei primi anni è stata la consapevolezza di aver saputo costruire, con il buon senso e con il lavoro quotidiano, degli ottimi meccanismi tra gli uomini e un forte senso di squadra. Il brand di per sé non è mai stato appannato negli anni, e la scommessa era quella di mantenere alto il suo livello di percezione nel mercato pur dovendo attivare delle procedure di riorganizzazione. Le difficoltà, allora come oggi, erano connesse alle peculiarità di un mercato, quello del lusso, caratterizzato da grandi opportunità, ma anche molti rischi connessi alla situazione socio-economica e politica del momento. Credo che la risposta positiva a queste difficoltà sia stata la capacità di sviluppare un lavoro di squadra che, la Marzotto prima e la Valentino Fashion Group poi, hanno dimostrato di avere sempre.

Ha sviluppato un concetto personale di leadership o ci sono dei manager/imprenditori del passato o del presente ai quali s’ispira?
Ho una famiglia di imprenditori con delle caratteristiche molto forti. È innegabile che il mio mito di sempre è mio nonno Gaetano. I suoi erano anni molto diversi, rimane però il suo insegnamento, ma anche l’esempio di un padre e uno zio che mi sono stati molto vicini in questi anni e che mi hanno insegnato a lavorare giorno per giorno, ad avere coraggio, a cercare le opportunità migliori e in alcuni casi anche a sapere aspettare. Per ciò che mi riguarda, cerco di rimanere me stesso; ho un modo abbastanza informale di relazionarmi con le strutture in azienda.

Matteo Marzotto

Il mercato del lusso, da qualche hanno a questa parte ha modificato la sua struttura d’élite, trasformandosi in una fiera senza barriere d’entrata. Quali ritiene siano le strade più idonee per fare rientrare il prodotto luxury nel suo alveo più corretto?
Non penso che il mercato del lusso sia senza barriere d’entrata. Piuttosto direi che al giorno d’oggi si è estremamente ampliata la rosa di possibili clienti e di conseguenza anche la gamma dei prodotti proposti e quella dei prezzi. Quindi, sostanzialmente si sono creati dei segmenti nel segmento. Credo che sia importante avere una buona conoscenza del brand che si sta gestendo e, cosa veramente fondamentale, capirne il posizionamento corretto per poter attuare le strategie più adatte, soprattutto in virtù di ciò che è possibile fare e non solo di ciò che si vorrebbe fare per il proprio prodotto. Credo che, in quanto tale, il mercato dei beni di lusso debba accogliere i prodotti davvero esclusivi e che debba discriminare, sapendo riconoscere quello che oggi si definisce “aspiration al luxury”, dove si possono trovare prodotti abbastanza facilmente avvicinabili. I marchi che davvero possono aspirare al segmento più alto del “luxury” sono pochi e sono senz’altro quelli che oggi stanno capitalizzando le posizioni più importanti.

A gennaio ci sarà l’addio definitivo di Valentino Garavani con la presentazione della collezione Haute Couture. Come si sta preparando a gestire questa pesantissima eredità e quali le strategie a livello di prodotto? Come ho detto altre volte, il processo che ha portato Valentino Garavani a scegliere di diminuire e, poi, interrompere la sua attività di designer a tempo pieno, ha avuto inizio molto tempo fa e ha riguardato la società, ma soprattutto l’uomo. È un processo che noi, dal punto di vista aziendale, abbiamo cercato di rispettare al massimo sapendo che la storia della società deve tutto, o molto, alla storia del proprio fondatore. Sappiamo che si tratta di un passaggio delicato, poiché, nella storia dell’azienda è la prima volta che la direzione creativa del marchio non si trova nelle mani di Valentino Garavani; dovranno cambiare anche dei meccanismi e dovremo dimostrare di aver saputo gestire al meglio sia il processo di uscita di Valentino che quello di inserimento dei nuovi team creativi. È inevitabile che in una situazione di questo genere ci siano dei rischi, ma sono anche convinto che da questo avvicendamento si creeranno molte opportunità di crescita. Per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi prodotti, sono convinto che la Valentino debba continuare a operare sulla via di un brand stretching coerente e garbato.

Matteo Marzotto

Cosa è emerso dalla recente tavola rotonda degli imprenditori sul Made in Italy, sempre organizzata dal Comitato Leonardo nel luglio scorso? Abbiamo perso o guadagnato punti in questi ultimi decenni?
Devo dire di essere stato forse una delle poche voci, in forte minoranza, un po’ scettiche rispetto alla presentazione di quei dati. Si dice che il Made in Italy sia rilanciato perché ci sono dei numeri in crescita. In realtà, da un’analisi attenta, devo riscontrare che i volumi si sono significativamente contratti. Credo che vi siano delle effettive difficoltà per quel che riguarda la competitività dei nostri prodotti. Lo dico perché ritengo queste difficoltà essere l’eredità di politiche economiche che vanno indietro nel tempo; eredità che i nuovi governanti non hanno saputo cancellare attuando un deciso cambiamento. Personalmente, ho la percezione che tutto questo trionfalismo sia in realtà mal riposto. Naturalmente, affermo questo con la massima preoccupazione, pur mantenendo il ruolo di imprenditore e di ottimista. Oltre che di italiano.

Il suo amico Norberto Ferretti, in un’intervista esclusiva a Luxury Files, lo scorso aprile, ha asserito convinto: “Senza la qualità non si va da nessuna parte, non basta trincerarsi dietro l’Italian Style”. È d’accordo?
Sono al cento per cento d’accordo. Credo che Ferretti sia un grande esperto di “luxury”, e sono un suo grande ammiratore. Norberto Ferretti è l’inventore di un business che sembrava dovesse restare legato alla sua connotazione artigianale e che è diventato, invece una star in borsa e una star all’interno di una rosa di prodotti che, a ragion veduta, fa parte del “luxury”. Sono dell’idea che il Made in Italy sia una definizione e non necessariamente una garanzia per un prodotto, specialmente quando si cominciano a fare degli errori e a scivolare verso il basso rispetto al posizionamento. La qualità è quella che ci distingue, ci ha distinto e ci dovrà distinguere nel futuro.

Lei è un amante viscerale dello sport, ma la sua passione più forte è quella per il volo, unitamente a quella per la nautica. Quali sono le sensazioni e le emozioni comuni al navigare il cielo e il mare e quali quelle che identificano in modo netto ed unico questi due spazi infiniti e finiti al tempo stesso?
Ci sono sicuramente delle coerenze tra navigazione dell’aria e navigazione dell’acqua. In particolare, per quanto riguarda il volo, tendo un po’ a idealizzare questa esperienza. Riconosco nel volo una metafora della vita: in cui c’è una straordinaria componente estetica – intesa sia per il punto di vista da cui si osserva, che per la vicinanza alla natura –, una componente legata alla destrezza nell’attuazione di comportamenti in un elemento che non è prettamente umano, una componente – che a me piace molto – tecnologica, per cui il mezzo che vola diventa la sublimazione dell’intelligenza dell’uomo e c’è, forse, anche una vicinanza a Dio.

Matteo Marzotto

È grandissimo il suo impegno nella Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, una malattia che Le ha provocato un gravissimo lutto familiare. Ci parli dei risultati raggiunti sotto il profilo farmacologico, dei progetti in corso. Quanto è ancora lontana la sconfitta di questa malattia?
La Fibrosi Cistica è una malattia estremamente aggressiva nei confronti delle popolazioni di razza bianca; la malattia genetica più diffusa. Basti pensare che solo l’Italia conta circa tre milioni di portatori sani che nel DNA presentano una o più mutazioni che possono generare, in alcune combinazioni, dei figli malati. È una malattia terribile che ha un’aspettativa di vita che si avvicina ai quarant’anni e che, in virtù della ricerca clinica, negli ultimi dieci, dodici anni ha visto un relativo miglioramento della qualità della vita. Direi che le grandi direttrici sono, principalmente, la ricerca genetica – che potrebbe portare alla risoluzione sia preventiva che successiva della malattia – e la quotidianità della ricerca clinica mirata, tra virgolette, a migliorare la qualità della vita dei malati.
Il lavoro di questi dieci anni della Fondazione, ma in realtà l’opera di tutte le realtà che si occupano della malattia, ha portato a dei risultati in termini di attesa media di vita. Anche chirurgicamente esistono delle possibilità, grazie ai trapianti per esempio, ma la risoluzione della malattia è ancora di là da venire e quindi gli sforzi che negli anni hanno dato dei risultati devono essere lo stimolo per andare avanti. I circa cento progetti finanziati in dieci anni dalla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (www.fibrosicisticaricerca.it), che hanno coinvolto trecento ricercatori, hanno fatto la loro parte nel grande piano di lotta alla malattia. È necessario ricordare però che questi programmi sono molto costosi e impegnativi: che serve l’aiuto di tutti.

La Sua presenza mediatica è notevolissima, qualche volta per motivi più vicini al gossip che all’attività imprenditoriale. Non ritiene di essere un poco “sovraesposto”?
Circa questa mia sovraesposizione mediatica sono abbastanza sereno. Io principalmente parlo, o voglio parlare, di lavoro e di Fibrosi Cistica e sono disponibile anche a rischiare questa sovraesposizione. Nella mia vita non ho segreti.

Quali sono oggi, come imprenditore e come persona, gli elementi che cambierebbe e quelli che conserverebbe, in un universo come quello del fashion system?
Il fashion system tocca delle sfere dell’essere umano molto intime, che riguardano anche l’aspetto estetico, l’autostima o l’autoconvinzione. Il fashion è un mondo che continua ad aprirsi, generazione dopo generazione, sostanzialmente con stimoli sempre simili, ma con dettagli sempre nuovi. Gli stili, i colori e i volumi cambiano e anche il modo di porsi nei confronti delle persone cambia, ma vedo che la moda, nel senso più ampio del termine, è la prima ad adeguarsi e, in un certo senso, a precorrere questi cambiamenti.

Lei ha detto in un’intervista di qualche hanno fa di avere diversi sogni nel cassetto, ma di non volerne parlare per scaramanzia...
Nella mia esperienza quotidiana noto che alcune cose, e anche il mio modo di percepirle, hanno subito dei cambiamenti. Alcune altre cose, invece, sono ancora un po’ ferme al punto in cui erano anni fa. Ogni crescita costa molta fatica e qualche volta anche molto dolore, ma nel complesso sono abbastanza soddisfatto perché certi ‘achievements’ mi hanno effettivamente dato molto come uomo e mi hanno fatto crescere.

logo comitato leonardo

UN RICONOSCIMENTO DI GRANDE PRESTIGIO
Lo scorso 29 novembre, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha conferito, al Quirinale, il prestigioso Premio Leonardo e i Premi Leonardo Qualità Italia, riconoscimenti promossi dal Comitato Leonardo. I vincitori di questa edizione sono stati: Giorgetto Giugiaro (Premio Leonardo) e Roberto Bertazzoni, Matteo Marzotto, Fabio Perini, Isabella Seragnoli (Premi Leonardo Qualità Italia).
Un Premio alla Carriera è stato conferito al Maestro Franco Zeffirelli. Alla cerimonia hanno preso parte il Presidente dell’ICE, Umberto Vattani, il Presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo e il Ministro per il Commercio Internazionale e le Politiche Europee Emma Bonino. Nel corso della manifestazione sono stati conferiti, inoltre, dieci Premi di Laurea promossi da alcuni Associati, tra cui, la Fondazione Biagiotti – Cigna, il Centro di Firenze per la Moda Italiana, il Consorzio Tarì, la Corneliani F.lli Claudio e Carlalberto S.p.A., il GSE – Gestore Servizi Elettrici e la Fondazione Manlio Masi. L’iniziativa dei premi di laurea – per l’edizione 2007 – prevede poi l’assegnazione di una borsa di studio in memoria dello stilista Gianfranco Ferrè, promossa dal Ministro Emma Bonino, dal Comitato Leonardo e dall’ICE per premiare nuovi talenti nel campo della moda italiana. Ricordiamo che Il Comitato Leonardo è nato nel 1993, per iniziativa di un gruppo di imprenditori, artisti, scienziati e uomini di cultura italiani, tra i quali Sergio Pininfarina e Gianni Agnelli, per promuovere ed affermare la “Qualità Italia” nel mondo. L’ICE e la Confindustria favoriscono le attività del Comitato e forniscono l’appoggio strategico e operativo alle iniziative per valorizzare ciò che l’Italia può offrire, creando delle sinergie tra produzione, arte, cultura e scienza.
Nella sua attività il Comitato Leonardo ricorre alla collaborazione di tutti gli Organi Istituzionali che sono preposti alla promozione delle aziende italiane all’estero e alla loro internazionalizzazione. Dà impulso, inoltre a: eventi culturali quali seminari, conferenze e manifestazioni per illustrare singoli aspetti della creatività italiana e del “Made in Italy”; mostre e altre iniziative di alto profilo; contatti internazionali per far conoscere agli operatori stranieri le possibilità offerte dal nostro Sistema Paese. Ne fanno parte, tra l’altro, le più alte cariche dello Stato tra cui il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro degli Affari Esteri, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Ministro per il Commercio Internazionale e le Politiche Europee. Attualmente, il Comitato Leonardo è presieduto da Laura Biagiotti, coadiuvata da Sergio Pininfarina (Presidente Onorario), Piero Antinori (Vice Presidente), Federico Grazioli (Vice Presidente). Il Comitato Direttivo è composto da: Gianmaria Buccellati, Giancarlo Cerutti, Alfredo Diana, Giorgio Grati, Luisa Todini; il Segretario Generale è Ugo Mazza.

dalla rivista LUXURYfiles: A QUESTION OF STYLE
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